Reato di appropriazione indebita da parte dell’amministratore

La sentenza n. 4096/2012 della Corte di Cassazione Penale ha confermato il reato di appropriazione indebita in capo all’amministratore che, incassate le quote dei condomini, abbia omesso di versare i contributi previdenziali del portiere:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MARASCA Gennaro – Presidente –

Dott. DE BERARDINIS Silvana – Consigliere –

Dott. VESSICHELLI Maria – Consigliere –

Dott. LAPALORCIA Grazi – rel. Consigliere –

Dott. PISTORELLI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.C. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1395/2010 CORTE APPELLO di PALERMO, del 21/12/2011;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/05/2012 la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA LAPALORCIA;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Iacoviello F.M. che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

Udito per la parte civile l’Avv. Salzano N.;

Udito il difensore Avv. Martorana A.G..

 Svolgimento del processo

 1. F.C., nella qualità di amministratore condominiale, è stato ritenuto responsabile, con sentenza della Corte di Appello di Palermo 21-12-2011, che ha parzialmente riformato quella del tribunale della stessa città in data 6-10-2009, della falsificazione di dodici modelli F24, in cui risultava apposto il falso timbro di un istituto di credito, e di appropriazione indebita delle relative somme, costituenti i contributi da versare per il portiere dello stabile (fatto, quest’ultimo, qualificato in primo grado come truffa).

2. Il ricorso proposto per il tramite del difensore avv. A.G. Martorana, si articola in tre motivi.

2.1 Violazione dell’art. 124 cod. pen, per intempestività della querela, presentata soltanto nel luglio 2004, benchè il subentro del nuovo amministratore risalisse al gennaio 2004.

2.2 Vizio di motivazione con riferimento all’art. 192 cod. proc. pen. e art. 646 cod. pen. in quanto il mancato versamento dei contributi per i dipendenti non integra interversione del possesso, trattandosi di somme di proprietà del datore di lavoro, ma inadempimento di natura civilistica.

2.3 Vizio di motivazione in ordine alla sussistenza del reato di falso, non essendo state acquisite prove relative all’attribuibilità al F. della falsificazione degli F24, anche perchè, dalle dichiarazioni del nuovo amministratore, detti modelli, in parte risalenti all’amministrazione precedente al F., non risultavano oggetto di consegna da parte dell’imputato.

 Motivi della decisione

 1. Il ricorso è inammissibile.

2. La questione dell’intempestività della querela, riferibile comunque ad uno solo dei reati essendo quello di falso procedibile d’ufficio, è manifestamente infondata in quanto, benchè il subentro del nuovo amministratore risalisse al gennaio 2004, mentre la querela era stata presentata nel luglio di quell’anno, nello stesso ricorso si legge che solo il (OMISSIS) il nuovo amministratore aveva scoperto la falsità degli F24 a seguito di risposta della banca alle sue richieste di chiarimenti, venendo quindi a conoscenza soltanto allora dell’appropriazione indebita delle relative somme.

3. Pure manifestamente privo di fondamento è l’assunto dell’irrilevanza penale dell’omesso versamento dei contributi per il portiere dello stabile, perchè in contrasto con l’orientamento di questa corte secondo cui integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell’amministratore condominiale che, ricevute le somme di denaro necessarie dai condomini, ometta di versare i contributi previdenziali per il servizio di portierato (Cass. 41462/2010).

4. La censura di vizio di motivazione in ordine all’attribuibilità del reato di falso al F. in quanto modelli falsificati non risultavano oggetto di consegna da parte sua, è poi contraddetta dallo stesso contenuto del ricorso che, nella parte in cui riassume le risultanze, e in particolare il contenuto della querela del B., nuovo amministratore, non manca di ricordare che, secondo il querelante, il F. aveva informalmente consegnato al contabile pro tempore alcuni modelli F24. Ma, ciò che più conta, dalla sentenza di primo grado, la cui motivazione integra quella di secondo trattandosi di doppia conforme, risulta, con la precisa citazione delle fonti, che gli F24 recanti il falso timbro della banca, erano stati allegati dal prevenuto alla documentazione contabile e fiscale del condominio, restando quindi meramente generica ed ipotetica la possibilità che altri fosse l’autore della falsificazione.

5. Alla declaratoria di inammissibilità seguono le statuizioni di cui all’art. 616 cod. proc. pen. – determinandosi in Euro 1000 la somma da corrispondere alla cassa delle Ammende, che appare equa tenuto conto della natura delle questioni prospettate – e la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di parte civile, liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende, nonchè al rimborso delle spese sostenute dalla parte civile, liquidate in complessivi Euro 1.500,00, oltre accessori come per legge.