Innaffio e reato penale

I giudici della Corte di Cassazione (pronuncia 15956 del 10.04.2014) hanno confermato la sentenza di merito [level-contenuti-premium] con cui il Tribunale di Roma condannava alla pena dell’ammenda un condomino responsabile di aver gettato acqua mista a terriccio nell’appartamento sottostante; tale evento provocava l’imbrattamento del davanzale, dei vetri ed uno stillicidio d’acqua all’interno dell’appartamento. Nelle circostanze di fatto qui evidenziate, provocate dall’impianto automatico di irrigazione, i giudici hanno riscontrato la fattispecie di cui all’art. 674 c.p.; tale norma punisce chiunque getta o versa, in luogo di pubblico transito o in luogo privato, cose atte ad offendere, imbrattare o molestare persone.

La pronuncia della Cassazione evidenzia la circostanza secondo cui i concetti di “getto” e di “versamento” hanno un significato molto ampio e può ricomprendere gli eventi di cui sopra, ma anche fenomeni diversi quali l’emissione di onde elettromagnetiche.

Nel corso della vertenza il giudice di merito ha accertato che i versamenti d’acqua e terra  erano proseguiti a lungo nonostante le lamentele della persona offesa ed i richiami dell’amministratore.

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Reato penale per il gestore del “bar rumoroso”

Estratto della sentenza n. 20207/2013 della Suprema Corte di Cassazione Penale:

Fatto

Con sentenza 28 febbraio 2012 il Tribunale di Venezia ha condannato … alla pena di giustizia per il reato di cui all’art. 659 c.p., perchè, quale legale rappresentante del bar …, corrente in Venezia, località Dorsoduro, nell’ambito dell’ordinaria gestione del bar, non aveva impedito che gli avventori del locale provocassero eccessivo rumore nel frequentare il locale, in tal modo provocando disturbo alle ordinarie occupazioni ed al riposo degli abitanti degli immobili siti nei pressi del bar stesso, in particolare della famiglia …

Diritto

(…) La sentenza impugnata ha invero fatto corretta applicazione della giurisprudenza di legittimità, alla stregua della quale elemento essenziale della contravvenzionedi cui all’art. 659 primo comma cod. pen. è l’idoneità del fatto (nella specie: gli eccessivi rumori, strepiti e schiamazzi provocati dal personale e dai frequentatori del bar) ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, si che non è richiesto l’effettivo disturbo arrecato al riposo di più persone, essendo invece necessario che venga accertata l’astratta attitudine del fatto medesimo ad arrecare tale tipo di disturbo ad un numero indeterminato di persone (cfr Cass. 246/2007). E nella specie la sentenza impugnata ha adeguatamente motivato sia in ordine alla concreta sussistenza di voci e rumori provenienti dal bar anzidetto ben oltre la mezzanotte, tali da propagarsi per una vasta area circostante l’esercizio commerciale anzidetto (cfr dep. testi Zen e Penzo), sia la loro idoneità ad arrecare disturbo al riposo di un vasto ed indeterminato numero di persone, abitanti nelle abitazioni ubicate nella zona circostante, anche in considerazione della particolare conformazione della città di Venezia, caratterizzata da blocchi di edifici contigui fra di loro.

Odori molesti provenienti da un bar / ristorante configurabili quale reato penale

Estratto della sentenza n. 16670/2012 della Corte di Cassazione Penale:

Premesso che è stato accertato, in fatto, con puntuale motivazione, che da un tubo collocato al di sotto dell’abitazione dei denuncianti pervenivano, all’interno della stessa, odori e fumi provenienti dalla cottura di cibi effettuata nella cucina dell’esercizio commerciale e che tale attività provocava caratteristici odori che arrecavano molestie a chi, per ragioni di prossimità, vi era esposto, va osservato che il tribunale si è adeguato all’indirizzo espresso da questa Corte nella sentenza n. 2475/2007 secondo cui è configurabile il reato di cui all’art. 674 cod. pen. (emissione di gas, vapori o fumi atti a offendere o molestare le persone) in presenza di molestie olfattive promananti da impianto produttivo in quanto non esiste una normativa statale che prevede disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori, con conseguente individuazione del criterio della stretta tollerabilità quale parametro di legalità dell’emissione, attesa l’inidoneità ad approntare una protezione adeguata all’ambiente e alla salute umana di quello della normale tollerabilità, previsto dall’art. 844 cod. civ..

Anche in precedenza la giurisprudenza di questa Corte (Cassazione 14 gennaio 2000 n. 407) ha ricondotto l’emissione di odori molesti alla fattispecie de qua essendo la percezione di un determinato odore il risultato della liberazione (nel caso in esame cottura di cibi) di prodotti volatili, come tali percepibili anche all’olfatto e definibili, secondo il linguaggio comune, anche come gas.