Chi impugna una delibera deve avere un interesse concreto

L’interesse all’azione è un principio previsto dal codice di procedura civile all’articolo 100: “Per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse“; occorre pertanto avere interesse ad ottenere il provvedimento giurisdizionale richiesto, provvedimento indispensabile per evitare un danno ingiusto. Nell’ambito di un’impugnativa di delibera assembleare tale norma determina una carenza di interesse in capo all’attore il quale, con la sua azione, non ottenga alcun beneficio. L’interesse ad agire deve infatti apprezzarsi e valutarsi in ragione dell’utilità concreta che può conseguire la parte per effetto dell’eventuale accoglimento dell’impugnazione e non può consistere in un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica (Tribunale di Lodi, sentenza del 21/07/2010).

Cito qui di seguito due esempi offerti dai giudici di legittimità:

Il primo caso riguarda una contestazione relativa ad un’errata ripartizione di spesa relativa a soggetti diversi dall’attore. Cassazione Civile, sentenza n. 6128 del 09.03.2017: “Va al riguardo affermato che il condomino, il quale intenda proporre l’impugnativa di una delibera dell’assemblea, per l’assunta erroneità della disposta ripartizione delle spese di gestione, deve allegare e dimostrare di avervi interesse, interesse che presuppone la derivazione dalla deliberazione assembleare di un apprezzabile suo personale pregiudizio, in termini di mutamento della rispettiva posizione patrimoniale“.

Sentenza della Cassazione Civile n. 6128 del 2017

Il secondo caso riguarda l’impugnazione di una delibera “programmatica” ossia priva di effetti giuridici; l’assemblea si era limitata a ricordare che nessun condomino era autorizzato ad intervenire su questioni di carattere condominaile sostituendosi all’amministratore. Cassazione Civile, sentenza n. 10865 del 25.05.2016: “Pertanto, l’eventuale adozione da parte dell’assemblea dei condomini di una Delib. su contenuti generici e programmatici, come nella specie quella meramente ricognitiva del riparto normativo di attribuzioni tra singoli partecipanti, amministratore ed assemblea, seppur non rientrante tra gli argomenti posti all’ordine del giorno inserito nell’avviso di convocazione, non comporta l’annullabilità della stessa Delib., trattandosi di contenuti non suscettibili di una preventiva specifica informativa dei destinatari della convocazione e comunque costituenti possibile sviluppo della discussione e dell’esame di ogni altro punto all’ordine del giorno“.

Sentenza della Cassazione Civile n. 10865 del 2016

 

 

Vizi di annullabilità e di nullità

 

Quando si parla di invalidità di una delibera è necessario distinguere fra nullità ed annullabilità, in quanto diversi sono gli effetti di tali categorie sull’ambito di applicazione dell’art. 1137 c.c..  Semplificando al massimo:

  • una delibera che presenta vizi di nullità può essere sempre impugnata;
  • una delibera annullabile può essere impugnata entro trenta giorni dalla data dell’assemblea per i presenti e dalla data di ricezione del verbale per gli assenti. Decorso inutilmente il termine, tali vizi non possono più essere eccepiti e le delibere assunte (ivi comprese le spese ripartite) acquistano carattere definitivo.

I termini di cui all’art. 1137 c.c. sono riferibili esclusivamente alle impugnazioni delle delibere annullabili; la nota pronuncia della Suprema Corte (Cass. SU n. 4806/2005) ha precisato che “In tema di condominio negli edifici, debbono qualificarsi nulle le delibere prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o sevizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto. Debbono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme che richiedono qualificate maggioranze in relazione all’oggetto”. Se c’è un vizio di annullabilità, la delibera che non venga impugnata entro il termine di trenta giorni cessa di essere sindacabile.

Con l’aiuto di alcune sentenze, vorrei applicare i principi di cui sopra a fattispecie concrete che si possono verificare nella vita condominiale.

  • Tribunale di Firenze, sentenza 1007 del 27.03.2017:
    “Se la delibera adottata in difformità ai principi di cui all’art. 1123 c.c. dev’essere quindi considerata annullabile, la conseguenza è che tale vizio d’invalidità non può essere fatto valere oltre il termine decadenziale dei 30 gg (né tantomento può essere fatto valere in sede di opposizione al decreto ingiuntivo).
    Nel caso di specie si osserva che le nr. 24 delibere impugnate dalla sig.ra … non hanno compiuto alcuna determinazione in ordine ai criteri di riparto da adottare modificandoli o sostituendoli per sempre), ma si sono limitate a ripartire le spese sulla base delle tabelle millesimali in uso al Condominio nel presupposto – giusto o sbagliato che sia – che si trattasse di spese per servizi di cui tutti i condomini usufruivano, perchè relativi a beni ritenuti di uso comune (v. anche Trib. Grosseto 25 maggio 2016 n. 425). Ovvia conseguenza di tale assunto è che tutte le delibere antecedenti a quella del 17.6.2013 sono da dichiarare valide perché non impugnate tempestivamente e la relativa domanda di invalidarle di parte attrice deve essere respinta”.
  • In tema di impugnazione delle deliberazioni delle assemblee condominiali, l’omessa convocazione di un condomino costituisce motivo di annullamento, e non di nullità, delle deliberazioni assunte dall’assemblea (Cassazione Civile, sentenza n. 8520 del 2017).
  • L’annullamento può essere domandato solo dalla parte nel cui interesse esso è stabilito dalla legge. Ne consegue che il condomino convocato non è legittimato ad impugnare la delibera per la omessa convocazione di altri condomini (Cassazione Civile, sentenza n. 15550 del 2017).
  • Il giudice incaricato di valutare l’impugnativa di una delibera assembleare, non può entrare nel merito delle scelte compiute dall’assemblea, ma deve limitarsi a verificarne la legittimità rispetto alla legge o al regolamento. Esulano, quindi, dall’ambito del sindacato giudiziale sulle deliberazioni condominiali le censure inerenti la vantaggiosità della scelta operata dall’assemblea sui costi da sostenere nella gestione delle spese relative alle cose ed ai servizi comuni. Indicativamente, l’erogazione del compenso all’amministratore, la stipula di un contratto d’assicurazione del fabbricato, la corresponsione della retribuzione a chi sia incaricato della custodia dell’edificio, la predisposizione di un fondo – cassa per le spese legali, danno luogo a scelte gestorie tutte, in astratto, rientranti nel potere discrezionale dell’assemblea e non dirette a perseguire finalità extracondominiali, di tal che a tale potere deliberativo dell’assemblea del condominio, da esercitare nelle forme e con le maggioranze prescritte, fa riscontro l’obbligo di ciascun condomino di contribuire alle relative spese. (Cassazione Civile, sentenza n. 20135 del 2017)

Cassazione Civile, sentenza n. 8520 del 2017

Cassazione Civile, sentenza n. 15550 del 2017

Cassazione Civile, sentenza n. 20135 del 2017

 

 

Mediazione “fotocopia” ? … può non servire

L’art. 1137 c.c. esordendo con l’obbligatoria applicabilità, per tutti i condomini, delle deliberazioni assembleari, analizza poi le azioni difensive ed oppositive di cui il condomino dissenziente può servirsi.

Preliminarmente però, corre l’obbligo precisare che le impugnande deliberazioni devono rispettare precise condizioni, quali essere contrarie alla legge e/o al regolamento condominiale, e che il condomino che intende adire l’autorità giudiziaria può chiederne l’annullamento entro un termine perentorio (trenta giorni dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti; trenta giorni dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti).

Alla luce dell’introduzione della c.d.  “procedura di mediazione” merita tuttavia attenzione una particolare fattispecie: nel caso che ci riguarda, si discute della riproposizione di una delibera avente lo stesso oggetto (approvazione di bilancio), di un tentativo di mediazione conclusosi con esito negativo (mancata partecipazione da parte del condominio) e dell’eventuale obbligatorietà di riproporre un secondo procedimento di mediazione, sebbene in presenza  di una “delibera fotocopia”.

Il Giudice del Tribunale di Brescia ha escluso tale circostanza e, con ordinanza  del 22/09/2016, così ha statuito: “Rilevato che la seconda impugnativa di delibera è identica alla prima in punto approvazione bilancio, ritiene non necessario l’espletamento di una nuova procedura di mediazione, stante anche la delibera condominiale del 28/03/2016 di non voler partecipare alla mediazione (…)”.

Ordinanza Tribunale di Brescia del 22 09 2016

 

Sentenza 16081/2016 (termini per l’impugnazione di delibera)

La Corte di Cassazione Civile, con la pronuncia n. 16081 del 02.08.2016 (relatore dott. Antonio Scarpa), affronta il tema relativo al momento in cui si verifica la conoscibilità del verbale d’assemblea in capo al condomino assente. Secondo l’insegnamento della Suprema Corte di Cassazione:

  • l’onere della comunicazione della deliberazione agli assenti ex art. 1137 c.c. grava sul condominio ed impone la trasmissione del verbale all’indirizzo del condomino. Per riuscire a provare tale adempimento è necessario che la trasmissione permetta di poter provare l’avvenuta consegna (raccomandata a.r. o a mezzo pec); in caso contrario, sarà ben difficile per l’amministratore dimostrare giudizialmente di aver adempiuto all’incombente.
  • Non sussiste in capo al condomino un dovere di attivarsi per conoscere le decisioni dell’assemblea.

Si riporta un estratto del provvedimento richiamato: “L’interpretazione che la Corte di Milano offre dell’onere di comunicazione della deliberazione agli assenti ex art. 1137 c.c. , gravante sul condominio, non è condivisibile. Tale onere si traduce indispensabilmente, piuttosto, nell’adempimento del canone presuntivo di cui all’art. 1135 c.c. , sicchè impone la trasmissione del verbale all’indirizzo del condomino assente destinatario; nè è surrogabile nel senso di ampliare l’autoresponsabilità del condomino ricevente fino al punto di obbligarlo ad acquisire immediate informazioni sul testo di una deliberazione prodotta dal condominio in sede monitoria, la quale potrà, semmai, essere conosciuta dal medesimo condomino al fine di proporre opposizione, e che, a norma dell’art. 638 c.p.c. , comma 3, rimarrà soltanto depositata e non potrà essere ritirata fino a quando non sia scaduto il termine stabilito nell’ingiunzione a norma dell’art. 641 c.p.c..“.

Cassazione Civile sentenza 16081 del 2016

Impugnazione di delibera ed opposizione a decreto ingiuntivo

La sentenza della Corte di Cassazione n. 24948 del 06.12.2016 (relatore dott. Parziale Ippolisto) ritorna su temi già noti, ma spesso fonte di accese discussioni in sede giudiziaria.
Da una parte, si affronta il tema dell’impugnativa di delibera ricordando che, decorsi i termini di cui all’art. 1137 c.c., è possibile eccepire esclusivamente vizi tanto gravi da rendere la delibera priva di elementi essenziali o tali da incidere sui diritti di proprietà individuali. All’interno di questi confini non rientrano nè le contestazioni contabili nè i vizi di convocazione; per far valere tali censure è necessario che l’impugnazione avvenga entro trenta giorni dalla data dell’assemblea per i dissenzienti e gli astenuti ed entro trenta giorni dalla ricezione del verbale per gli assenti.
Dall’altra si affronta il tema dell’opposizione a decreto ingiuntivo; a tal proposito, vengono confermati i poteri derivanti all’amministratore dall’art. 63 disp. att.ve c.c. secondo il quale – sulla base del principio di presunzione di legittimità delle delibere condominiali – l’amministratore è tenuto a procedere con il recupero delle spese condominiali. Tale presunzione di legittimità assiste le delibere fino alla loro eventuale sospensione o fino alla loro invalidazione nelle forme di legge.
Riportiamo qui di seguito parte della sentenza:
a) circa l’impugnativa di delibera assembleare:
La Corte di appello, quindi, disattende la prima censura “nel merito”, osservando che “il giudice di prime cure ha rettamente applicato i principi, da tempo consolidatisi nell’interpretazione della S.C. (…) che circoscrivono le ipotesi di nullità ai soli casi di anomalie tali da rendere la delibera mero simulacro (perché priva degli elementi essenziali, con oggetto impossibile o illecito o che esorbiti dalle competenze assembleari o che incida sui diritti o la proprietà individuale), dovendosi ogni altro vizio ricondurre alla categoria dell’annullabilità, la cui deduzione resta preclusa dal decorso del termine decadenziale di cui all’art. 1137 c.c.”. Afferma, quindi, la Corte locale che “una tale scelta interpretativa risulta pienamente condivisibile: l’orientamento che nel passato, pur non in maniera monolitica, veniva privilegiato, infatti, distorcendo palesemente il dato normativo, aveva, di fatto, condotto alla paralisi della gestione condominiale o, comunque, all’incertezza delle situazioni giuridiche protratta a lungo e intollerabilmente nel tempo, sovvertendo, di fatto, il principio maggioritario che sorregge le determinazioni condominiali”.
Aggiunge, poi, la Corte locale che “né, peraltro, può sostenersi, per aggirare la preclusione decadenziale, che, in concreto l’assemblea abbia male applicato i criteri di legge: la verifica del merito della delibera (al qual fine anche lo strumento della CTU potrebbe risultare indicato), infatti, è tipica manifestazione di critica, da operarsi nel termine di giorni trenta dalla deliberazione alla quale si è partecipato o dalla comunicazione del verbale della deliberazione alla quale non si è partecipato” (ragionamento della Corte d’appello confermato dalla Corte di Cassazione nelle motivazioni finali).
b) circa l’opposizione a decreto ingiuntivo:
La detta motivazione, condivisa dalla corte, non viene scalfita dalla censura. I poteri dell’amministratore si fondano sull’art. 63 cit., il quale, sulla base del principio di presunzione di legittimità delle delibere condominiali, impone il recupero all’amministratore, anche per via coattiva. Presunzione di legittimità la quale assiste le delibere fino a loro invalidazione nelle forme di legge. Né, per quel che prima si è detto, può sostenersi che la deliberazione portata in esecuzione fosse affetta da radicale nullità, al contrario di quel che sostiene l’appellante, poiché si era ripartito ammontare superiore al preventivo, deliberato il 3 novembre 1997. La detta circostanza, infatti, ove, per assurdo, si volesse negare valore costitutivo alla seconda determinazione assembleare, potrebbe implicare vizio che avrebbe dovuto essere dedotto nel termine decadenziale di cui all’art. 1137 c.c. , e che, comunque, come prima si è detto, non privava d’immediata efficacia la statuizione e, quindi, non esonerava l’amministratore dal darle piena esecuzione, anche per via coattiva” (ragionamento della Corte d’appello confermato dalla Corte di Cassazione nelle motivazioni finali).

Il condomino impugnante non può far valere la mancata convocazione di un altro condomino

La pronuncia della suprema Corte di Cassazione n. 9082 del 2014 esclude la legittimazione ad impugnare del condomino assente

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quando quest’ultimo contesti il mancato invio dell’avviso di convocazione ad un altro condominio: ciò in quanto il vizio non lo riguarda direttamente, ma interessa l’altrui sfera giuridica. Già il giudice di merito aveva rilevato come l’attore fosse stato regolarmente convocato e non fosse pertanto legittimato a far dichiarare l’annullabilità di una delibera sulla base della mancata convocazione di un altro proprietario.

Il principio affermato è condivisibile ed in linea con quanto disposto dall’art. 100 c.p.c. in tema di interesse ad agire: “per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse”.

Sentenza 9082 2014

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Errori nel bilancio ed annullabilità della delibera

La mancata registrazione a bilancio di un versamento da parte del condomino è causa di annullabilità della delibera e non di nullità: “ (…) vertendosi in materia di delibera attinente all’approvazione delle spese del condominio ed alla loro ripartizione, l’eventuale errore nel deliberato in ordine all’apposizione delle somme dovute integra chiaramente una causa di annullabilità e non di nullità della delibera” (Cassazione Civile, sentenza n. 13627/2013).

Conflitto di interessi e delibera assembleare

Estratto della sentenza n. 13011/2013: “(..) la questione del conflitto di interessi, che appare sollevata dalle ricorrenti con riguardo alla gestione del condominio, appare correttamente risolta dalla Corte di appello alla luce del principio, consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, anche con riguardo alle delibere dell’assemblea del condominio, secondo cui tale situazione va accertata non in astratto, ma in concreto, richiedendo la verifica di una sicura divergenza tra l’interesse del singolo condomino e quello comune (Cass. n. 10754 del 2011; Cass. n. 3944 del 2002). Ne  deriva che al fine di determinare l’invalidità del deliberato assembleare adottato con il voto determinante di colui che si assume persegua un interesse in conflitto con quello comune, non è sufficiente allegare che questi si trovi in una situazione astrattamente contrastante, ma è necessario dimostrare che egli abbia, in concreto, perseguito altro interesse, incompatibile con quello collettivo”.

Nel caso specifico sono stati considerati validi i voti espressi dal condomino / amministratore  in quanto il ricorrente non ha dimostrato che l’amministratore abbia perseguito un interesse divergente da quello comune nell’ambito delle deliberazioni concernenti la gestione del condominio.

Impugnazione di una delibera ed interesse ad agire ex art. 100 c.p.c.

Con la sentenza n. 11214 del 10.05.2013 (Sezione VI – sottosezione II, presidente dott. Giovanni Settimj, relatore dott. Bruno Bianchini) la suprema Corte di Cassazione rigetta il ricorso proposto e conferma le pronunce di merito che avevano sancito la mancanza di interesse ex art. 100 c.p.c.[1] a proporre l’azione da parte del condomino.

Quest’ultimo aveva impugnato due delibere condominiali:

–            la prima aveva deciso, nell’ambito del punto “varie ed eventuali”, di nominare un consulente per determinare i lavori necessari alla verifica e risoluzione dello stato di degrado delle colonne e del lastrico solare condominiale;

–            con la seconda l’ente di gestione aveva specificato la portata della precedente espressione di volontà assembleare, assumendo che la stessa dovesse essere interpretata nel senso di procedere, a mezzo di sopralluogo, alla verifica delle lamentele del condomino e, successivamente, disporre un ulteriore convocazione per l’esame dei progetti, capitolati e preventivi onde deliberare sugli interventi necessari.

I giudici di merito rigettavano le domande formulate evidenziando la carenza di interesse del condomino all’impugnativa. La corte di cassazione conferma tale statuizione affermando: “Il principio più volte enunciato da questa Corte, secondo cui l’interesse all’impugnazione di una delibera condominiale per vizi formali non è condizionato all’ulteriore riscontro della concreta incidenza sulla singola posizione del condominio; deve però essere precisato nel senso che comunque, ed in astratto, la delibera in questione deve essere idonea a determinare un mutamento della posizione dei condomini nei confronti dell’ente di gestione, suscettibile di eventuale pregiudizio”.

Nel caso specifico le delibere impugnate erano inidonee a pregiudicare non solo la posizione del ricorrente, ma anche quella di qualunque altro condomino; a tal proposito il giudice relatore sottolinea che la seconda delibera aveva eliminato, con il suo carattere accertativo, il ritenuto carattere negativo che il ricorrente pensava potesse rivestire la prima espressione della volontà assembleare.

Evidenziamo infine che la riforma del condominio non modifica i principi sopra richiamati.

Avv. Matteo Peroni



[1] Art. 100 c.p.c.: “Per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse

Impugnabilità della delibera per mancata indicazione di un argomento nell’ordine del giorno

Estratto della sentenza n. 1417/2011 del Tribunale di Reggio Calabria:

l’omessa indicazione di un argomento, poi, deliberato, all’ordine del giorno, non può essere rilevata dal condomino dissenziente nel merito, ma che non ha eccepito la irregolarità della convocazione (Cass. Civ. sent. 19/11/2009, n. 24456; Cass. Civ. sent. 24/8/1998, n. 8344). Vuol dire che, fatta salva la posizione degli assenti (che avranno sempre diritto d’impugnazione per una simile irregolarità), chi vuole contestare l’illegittimità dell’argomento si deve limitare a dire che non se ne può discutere in quanto non inserito nell’ordine del giorno e non anche dissentire nel merito poiché ciò rende inoppugnabile, per quel condomino, la deliberazione. Nel caso di specie, quindi, essendo stato il condomino N.I.S.r.l dissenziente nel merito, e non avendo eccepito preliminarmente in sede di riunione condominiale, l’irregolarità della convocazione, non può più rilevare alcunché, conseguendone la validità della deliberazione e il rigetto della richiesta di annullamento in parte qua.