Opposizione a decreto ingiuntivo ed impugnativa della delibera assembleare

Estratto della sentenza n. 15642/2012 della Suprema Corte di Cassazione:

Va anzitutto rammentato – alla stregua dell’orientamento prevalente di questa Corte (Cass., Sez. II, 8 agosto 2000, n. 10427; Cass. Sez. II, 24 agosto 2005, n. 17206; Cass. Sez. II, 31 gennaio 2008, n. 2305; Cass. Sez. II, 20 luglio 2010, n. 17014; argomenti in tal senso anche da Cass., sez. un., 18 dicembre 2009, n. 26629 e, in motivazione, da Cass., sez. un., 27 febbraio 2007, n. 4421) – che l’amministratore del condominio può promuovere il procedimento monitorio per la riscossione degli oneri condominiali e l’eventuale opposizione da parte del condomino ingiunto potrà riguardare la sussistenza del debito e la documentazione posta a fondamento dell’ingiunzione, ovvero il verbale della delibera assembleare, ma non può estendersi alla nullità o annullabilità della delibera avente ad oggetto l’approvazione delle spese condominiali, che dovranno invece essere fatte valere in via separata con l’impugnazione di cui all’articolo 1137 cod. civ., dal momento che l’attualità del debito non è subordinata alla validità della delibera, ma solo alla sua perdurante efficacia.

A tal riguardo si è precisato (dalla citata Cass. Sez. un., 27 febbraio 2007, n. 4421) che il legislatore, “onde consentire il tempestivo adempimento del condizionante dovere di riscossione dei contributi condominiali, ha attribuito all’amministratore, con l’art. 63 disp. Att. C.c., il potere di chiedere decreto ingiuntivo, al quale ha anche riconosciuto il carattere dell’immediata esecutività, nei confronti dei condomini morosi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea senza neppure necessità d’autorizzazione alcuna da parte del detto organo deliberante (e pluribus, Cass. 09.12.05 n. 27292, 05.01.00 n. 29, 29.12.99 n. 14665, 15.05.98 n. 4900); correlativamente, nel riservare, con l’art. 1137 c.c., ad autonomo giudizio ogni controversia sull’invalidità delle deliberazioni assembleari, ha anche escluso che qualsivoglia questione al riguardo possa essere sollevata nell’ambito dell’eventuale opposizione al provvedimento monitorio, l’oggetto di tale giudizio rimanendo, in tal modo, circoscritto all’accertamento dell’idoneità formale (validità del verbale) e sostanziale (pertinenza della pretesa azionata alla deliberazione allegata) della documentazione posta a fondamento dell’ingiunzione e della persistenza o meno dell’obbligazione dedotta in giudizio (Cass. 08.08.00 n. 10427, 29.08.1994 n. 7569)”.

Conflitto di interessi nel condominio

Riportiamo un estratto della sentenza n. 10754/2011 e, di seguito, il testo integrale della sentenza.

 

Estratto:

In materia di condominio, ai fini della invalidità della delibera assembleare, il conflitto di interessi può essere riconosciuto solo ove risulti dimostrata una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il cui voto abbia concorso a determinare la maggioranza assembleare, ed un pari-menti specifico contrario interesse istituzionale del condominio (Cass., Sez. 2^, 18 maggio 2001, n. 6853; Cass., Sez. 2^, 5 dicembre 2001, n. 15360).

 

Sentenza integrale:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere

Dott. MANNA Felice – Consigliere

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

T.P., rappresentato e difeso, in virtù di procura speciale in calce al ricorso, dall’Avv. Dell’Orso Luciano, elettivamente domiciliato nello studio dell’Avv. Severino D’Amore in Roma, viale dei Paridi, n. 76;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’amministratore pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di L’Aquila n. 637 del 6 settembre 2004;

Udita, la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 6 aprile 2011 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

udito l’Avv. Luciano Dell’Orso;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. GOLIA Aurelio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato il 30 giugno 1994, T. P. convenne in giudizio davanti al Tribunale di L’Aquila il Condominio (OMISSIS), chiedendo l’annullamento della delibera assembleare in data 28 aprile 1994 e delle determinazioni della commissione da essa nominata, concernenti l’approvazione dei preventivi di spesa per la sistemazione del tetto e per la ripulitura del canale di gronda.

L’attore dedusse la presenza determinante in assemblea della s.r.l.

CON.BIT Conglomerati Bituminosi e della s.r.l. Fontesecco, in conflitto di interessi, perchè esecutrici dei lavori di costruzione del fabbricato.

Il Condominio resistette in giudizio.

Il Tribunale di L’Aquila, con sentenza depositata il 7 novembre 2001, rigettò la domanda.

La pronuncia è stata confermata dalla Corte d’appello della stessa città, che, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 6 settembre 2004, ha respinto il gravame del T..

Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello il T. ha proposto ricorso, sulla base di tre motivi.

L’intimato Condominio non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata nella decisione del ricorso.

Motivi della decisione

1. – Il primo mezzo denuncia insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. La Corte d’appello non avrebbe tenuto conto della circostanza che dall’attività della commissione nominata in sede assembleare ben sarebbe potuta emergere una causa riconducibile a responsabilità dell’impresa costruttrice-venditrice cui sarebbe conseguito l’obbligo dell’accollo dell’esborso necessario per le riparazioni in capo alla stessa s.r.l. Fontesecco. Sicchè il conflitto di interessi tra le Fontesecco e la Con.Bit da un lato (la prima in via diretta, la seconda per essere controllata da due dei tre soci della prima) e gli altri condomini dall’altro era per lo meno potenziale, e la deliberazione era da considerare illegittima, perchè adottata con un quorum millesimale riferibile per oltre la metà alle due società. 1.1. – Il motivo è privo di fondamento.

In materia di condominio, ai fini della invalidità della delibera assembleare, il conflitto di interessi può essere riconosciuto solo ove risulti dimostrata una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il cui voto abbia concorso a determinare la maggioranza assembleare, ed un pari-menti specifico contrario interesse istituzionale del condominio (Cass., Sez. 2^, 18 maggio 2001, n. 6853; Cass., Sez. 2^, 5 dicembre 2001, n. 15360).

A tale principio si è attenuta la Corte d’appello, la quale ha rilevato, con congruo e motivato apprezzamento delle risultanze di causa, che l’assemblea era stata chiamata a deliberare in ordine alla sistemazione del tetto ed alla ripulitura del canale di gronda:

attività, questa, inquadratile nella manutenzione ordinaria del fabbricato e non coinvolgente in alcun modo la responsabilità del costruttore per presunti vizi dell’edificio, tanto più che nessun difetto costruttivo era stato dedotto o contestato.

Il ricorrente contesta questa conclusione, ma senza indicare quali elementi di prova il giudice d’appello avrebbe male o insufficientemente valutato. Generica – e priva di riscontri puntuali al tenore della decisione e al testo delle risultanze probatorie – è la censura secondo cui la Corte di merito avrebbe erroneamente tenuto conto “della produzione – peraltro irrituale – di documenti che fanno riferimento a fatti verificatisi dopo il 28 aprile 1994”.

Le critiche del ricorrente – oltre a risolversi nella prospettazione di una diversa valutazione del merito della causa e nella pretesa di contrastare apprezzamenti di fatti e di risultanze probatorie che sono inalienabile prerogativa del giudice del merito – non tengono conto del fatto che il sindacato di legittimità ex art. 360 c.p.c., n. 5, è limitato al riscontro estrinseco della presenza di una congrua ed esaustiva motivazione che consenta di individuare le ragioni della decisione e l’iter argomentativo seguito nella sentenza impugnata.

Di più, esse muovono dalla deduzione di un’ipotesi astratta di conflitto di interessi, che non ha riscontro nella giurisprudenza di questa Corte, la quale richiede una deduzione ed una dimostrazione in concreto.

2. – Con il secondo motivo (omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia) ci si duole che il giudice d’appello non abbia speso neppure una parola sull’eccezione con cui si era fatta valere la violazione, da parte delle delibera assembleare, dell’art. 17 del regolamento di condominio, sull’obbligo di astensione dei condomini dal partecipare a deliberazioni che abbiano per oggetto cose o servizi alla cui conservazione o gestione abbiano interesse.

Il terzo motivo (omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia) lamenta che il giudice d’appello non abbia affrontato l’argomento – ritualmente dedotto sin dal primo grado – della illegittimità della deliberazione derivante dal fatto che dalla lettura del verbale non risulta se la stessa sia stata adottata a maggioranza ovvero all’unanimità. 2.1. – L’uno e l’altro motivo sono inammissibili. Premesso che dal testo della sentenza impugnata non risulta che il T. abbia articolato ragioni di invalidità dell’assemblea (o del suo verbale) ulteriori rispetto al conflitto di interessi, il ricorrente – il quale sostanzialmente denuncia un vizio di omessa pronuncia, che avrebbe dovuto essere prospettato deducendo la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, – omette di riportare, trascrivendoli, i motivi dell’atto di appello con cui, nel censurare la pronuncia di primo grado, sarebbero state dedotte le ulteriori ipotesi di invalidità della delibera assembleare.

3. – Il ricorso è rigettato.

Nessuna statuizione sulle spese deve essere adottata, non avendo l’intimato svolto attività difensiva in questa sede.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso.

Ratifica della delibera impugnata ed applicazione dell’art. 2377 c.c.

La giurisprudenza e la dottrina prevalenti ritengono l’art. 2377 c.c. ultimo comma applicabile alle assemblee di condominio. La norma prescrive che il deliberato assembleare affetto da patologie negoziali invalidanti non possa essere annullato quando venga sostituito da altro adottato in ossequio alla legge ed all’atto costitutivo.

Sul punto richiamiamo la sentenza 07.01.2010 del Tribunale di Padova nell’ambito della quale si ricordano le numerose sentenze pronunciate dalla Corte di Cassazione in proposito: “La norma dell’art. 2377, ult. comma, cod. civ., benché dettata con riferimento alle società per azioni, ha carattere generale ed è, perciò, applicabile anche alle assemblee dei condomini edilizi, cosicché va dichiarata cessata la materia del contendere, quando risulti che l’assemblea dei condomini, regolarmente riconvocata, abbia deliberato sugli stessi argomenti della deliberazione impugnata (cfr., Cass., n. 6511/1981, n. 3069/1988, n. 1961/2004, n. 852/2000).

Tale norma esprime il principio generale secondo cui il soggetto, autore dell’atto giuridico unilaterale, che sia inficiato da un vizio può sostituirlo con un valido atto successivo.

Essendo intervenuto un provvedimento sostitutivo da parte dello stesso organo che ha emesso la deliberazione impugnata, parte ricorrente non ha più alcun interesse ad ottenere una pronuncia sulla delibera 21 marzo 2006, la quale è stata integralmente ratificata, come da decisione di cui al punto n. 1 dell’ordine del giorno del verbale dell’assemblea successiva”.

Tale orientamento è stato recentemente confermato anche dalla Corte d’Appello di Brescia con la sentenza n.1458/2011 che, riformando una pronuncia del Tribunale, ha affermato quanto segue: “In tema di impugnazione delle delibere condominiali, ai sensi dell’art. 2377 – dettato in tema di società di capitali, ma, per identità di ratio, applicabile anche in materia di condominio – la sostituzione della delibera impugnata con altra adottata dall’assemblea in conformità della legge, facendo venire meno la specifica situazione di contrasto fra le parti, detemina la cessazione della materia del contendere (cass. Sez. II 26 giugno 2004 n. 11961). Non è dunque necessario, come invece afferma il Tribunale, che i contendenti debbano darsi atto reciprocamente dell’intervenuto mutamento della situazione e sottopongano conclusioni conformi: basta il fatto oggettivo, accertato dal giudice, idoneo a determinare il venir meno delle ragioni di contrasto tra le parti ed a rendere incontestata l’effettiva inutilità dell’interesse sottostante alla richiesta pronuncia di merito, senza che debba sussistere un espresso accordo delle parti anche sulla fondatezza (o infondatezza) delle rispettive posizioni originarie del giudizio, perché altrimenti non vi sarebbero neppure i presupposti per procedere all’accertamento della soccombenza virtuale ai fini della regolamentazione delle spese, che invece costituiscono il naturale corollario di un tal genere di pronuncia, quando non siano state le stesse parti a chiedere congiuntamente la compensazione delle spese (cass. sez. I 7 maggio 2009 n. 10553)”.

Opposizione a decreto ingiuntivo in assenza di impugnativa di delibera assembleare

Estratto della sentenza n. 17206/2005 della Corte di Cassazione Civile:

Questa Corte ha inoltre avuto modo di affermare anche che l’attualità del debito del singolo condomino per il pagamento dei relativi oneri non è subordinato alla validità della deliberazione di spesa, ma solo alla sua perdurante operatività, in quanto non sospesa nel giudizio riguardante la sua legittimità (cfr. la sentenza n. 7073 del 1999); e quindi che nell’ipotesi in cui l’amministratore del condominio promuova il procedimento monitorio per la riscossione degli oneri condominiali, l’eventuale opposizione da parte del condomino ingiunto potrà riguardare la sussistenza del debito e la documentazione posta a fondamento dell’ingiunzione, ovvero il verbale della delibera assembleare, non anche la validità della deliberazione avente ad oggetto l’approvazione delle spese condominiali, che può essere contestata in via separata con l’impugnazione di cui all’art. 1137 del codice civile (cfr. la sentenza n. 10427 del 2000).

Conflitto di interessi nel condominio

Estratto della sentenza n. 10754/2011 della Corte di Cassazione Civile:

In materia di condominio, ai fini della invalidità della delibera assembleare, il conflitto di interessi può essere riconosciuto solo ove risulti dimostrata una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il cui voto abbia concorso a determinare la maggioranza assembleare, ed un pari-menti specifico contrario interesse istituzionale del condominio (Cass., Sez. 2^, 18 maggio 2001, n. 6853; Cass., Sez. 2^, 5 dicembre 2001, n. 15360).

Sospensione del decreto ingiuntivo in caso di impugnazione della delibera

Estratto della sentenza n. 4421/2007 della Corte di Cassazione civile a Sezioni Unite:

Va escluso che al giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto ex art. 63 disp. att. c.p.p., comma 1, sia consentito di sospendere il giudizio in attesa della definizione del diverso giudizio d’impugnazione, ex art. 1137 c.c., della deliberazione posta a base del provvedimento monitorio opposto.