Opposizione a decreto ingiuntivo tramite la sola mediazione

Il deposito della domanda di mediazione impedisce il decorso del termine di cui all’art. 641 c.p.c. per la proposizione dell’opposizione a decreto ingiuntivo”.

Con Ordinanza del 3.05.2017 il Tribunale Ordinario di Brescia, Sezione Terza Civile, ha pronunciato sugli effetti della proposizione della domanda di mediazione rispetto al decorso del termine per proporre l’opposizione a decreto ingiuntivo, ed in particolare sull’operatività della disposizione di cui al comma sesto dell’articolo 5 D. Lgs 28/2010.

Il caso concreto vedeva l’ingiunto proporre, in prima battuta – e nel rispetto del termine di cui all’art. 641 c.p.c. – domanda di mediazione ai sensi della normativa ora citata, essenzialmente per ragioni di opportunità economica, auspicando nella bonaria definizione della controversia avanti all’Organismo di Mediazione. Le parti, tuttavia, non raggiungevano l’accordo e l’ingiunto – nel rispetto del termine di cui all’art. 641 c.p.c., computato a decorrere dal deposito del verbale negativo di mediazione – notificava atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo. Radicato il giudizio, il creditore opposto sollevava eccezione di improcedibilità dell’opposizione per mancato rispetto del termine all’uopo previsto dal Codice di Procedura Civile, stante l’impossibilità di applicare, nella fattispecie, le disposizioni di cui all’articolo 5, comma sesto, del D. Lgs. 28/2010.

L’art. 5 comma 6 D.Lgs n. 28/2010 stabilisce che “Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito di verbale di cui all’articolo 11 (ossia il verbale di conciliazione, anche negativo) presso la segreteria dell’organismo”.

Nel dettaglio, quanto alla concreta operatività della disposizione rispetto al termine per proporre l’opposizione a decreto ingiuntivo, si è rilevato:

che il disposto di cui al comma sesto dell’art. 5 D.Lgs. 28/2010 trovi applicazione anche alle ipotesi di mediazione facoltativa. Si è discusso in ordine all’applicabilità di tale disposizione solo alle ipotesi di mediazione cosiddetta “obbligatoriaex art. 5 comma 1 del decreto in esame, ovvero anche a quelle di natura “facoltativa”, ossia attivate su impulso e ad iniziativa di parte (come nella presente fattispecie). Il dubbio è nato dal fatto che la prima parte dell’art. 5, rubricato “Condizione di procedibilità e rapporti col processo”, riguarda, per l’appunto, la disciplina della mediazione “obbligatoria” (individuando quelle controversie per le quali l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità dell’azione). In realtà il disposto di cui al comma 6 del citato articolo 5 (per cui, dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale ed impedisce altresì la decadenza …), trova applicazione tanto nell’ipotesi di mediazione cd “obbligatoria”, quanto nell’ipotesi di mediazione cd “facoltativa”. A sgomberare il campo da eventuali dubbi interpretativi ed eccezioni pretestuose sono intervenute le Sezioni Unite della Cassazione (n. 17781 del 22.07.2013), che hanno risolto il cennato contrasto, sancendo che “la lettera della legge impone una risposta affermativa su tale questione, perché l’istanza di mediazione interrompe la prescrizione del diritto per la quale si tenta la conciliazione, così come ogni azione a tutela di esso (…)”.

che tale norma trovi applicazione tanto rispetto ai termini sostanziali, quanto rispetto ai termini processuali, sul punto richiamando la citata pronuncia (S.U. 17781/2013), con cui la Corte si è pronunciata sull’applicabilità dell’articolo 5 comma sesto del decreto lgs. 28/2010, rispetto al termine di mesi sei di cui all’articolo 4 della legge 89/2001, termine di decadenza per l’esercizio dell’azione avente ad oggetto la domanda di equo indennizzo. Ebbene, a tale proposito si legge, testualmente, nella motivazione della sentenza: “(….) la natura processuale della decadenza che precede comporta che il periodo di sei mesi dalla definizione del processo durato per tempo irragionevole, oltre il quale l’azione è preclusa, deve computarsi tenendo conto della sospensione del periodo feriale (….)”. La Corte, dunque, si è pronunciata rispetto alla decadenza dal predetto “termine processuale”, NON rispetto alla “decadenza di un diritto sostanziale”.

che la giurisprudenza di legittimità ha espressamente parificato, a tutti gli effetti, la domanda di mediazione alla domanda giudiziale, laddove, rispetto al comma sesto dell’art. 5 del D. Lgs. 28/2010 ha precisato: “tale ultimo comma parifica la domanda di mediazione per la conciliazione sul diritto controverso alla “domanda giudiziale” di tutela di tale situazione soggettiva ai fini della prescrizione, stabilendo che l’istanza di mediazione, come accade per ogni domanda giudiziale ai sensi dell’art. 2943 c.c., commi 1 e 2, e art. 2945 c.c., interrompe la prescrizione del diritto controverso (…)” (Cass. S. U. 17781/2013).

Ebbene, il Tribunale Ordinario di Brescia, con la menzionata Ordinanza, ha condiviso l’assunto per cui “riferendosi la norma citata [art. 5, comma sesto, D. Lgs. 28/2010] in termini generali alla “decadenza”, in assenza di specifiche indicazioni contrarie, non pare possibile limitarne l’applicazione ai soli termini di natura sostanziale (….)”, tesi confermata dalla sentenza S.U. 17781/2013 “(…) nella quale, la Corte di Cassazione, affermata la natura processuale del termine di decadenza di sei mesi previsto dall’art. 4 L. 89/2001 per promuovere la domanda di equa riparazione per la durata ragionevole del processo, ha ritenuto interrotto detto termine per essere stata iniziata la procedura di mediazione”.

Si è dunque affermato il principio per cui il decorso del termine di cui all’art. 641 c.p.c. (ossia il termine per la proposizione dell’opposizione a decreto ingiuntivo) ben possa essere impedito dal deposito della domanda di mediazione.

avv. Sara Sbordi

Ordinanza Tribunale di Brescia del 03.05.2017

Durata dell’incarico di amministratore condominiale (Video)

Video in tema di durata dell’incarico di amministratore condominiale.

 

Sentenza 1210/2017 (accertamento della proprietà)

La pronuncia della Corte di Cassazione n. 1210 del 18.01.2017 (relatore dott. Antonio Scarpa) affronta il tema della prova nell’ambito di un’azione finalizzata all’accertamento del diritto di proprietà di un lastrico solare posto all’interno del condominio.
Mentre un tempo si pareva poter distinguere l’azione di accertamento della proprietà dall’azione di rivendica – favorendo la prima tipologia di azione con un regime probatorio più tenue – oggi tale distinzione sembra scomparire. Chi agisca per la rivendica e/o l’accertamento del diritto di proprietà dovrà darne piena dimostrazione ed affrontare tutte le difficoltà conseguenti a tale onere (la c.d. probatio diabolica).
Se l’attore ha acquistato il bene a titolo derivativo, per poter provare la fondatezza del suo diritto, dovrà risalire fino ad un acquisto a titolo originario dimostrando la legittimità e la validità dei successivi trasferimenti fino al suo; in alternativa potrà attestare che fra lui ed i suoi danti causa il bene è stato posseduto il tempo necessario per usucapirlo.

Estratto della sentenza: “Rimane comunque che F.G. e Bo.Ro., sia perché chiedono l’accertamento della (com)proprietà del terrazzo, sia perché comunque mirano ad ottenere una modifica dello stato di compossesso del bene, con ordine al convenuto B. di demolire un manufatto da questo realizzato, essendo soggetti al medesimo onere probatorio prescritto per l’azione di rivendica, debbano dare la prova della proprietà del bene, risalendo, anche attraverso i propri danti causa, con la sequela degli acquisti a titolo derivativo (inter vivos o mortis causa) fino a chi abbia acquistato in via originaria (ovvero dimostrando il compimento dell’usucapione, mediante il cumulo dei successivi possessi uti dominus).“.

Cassazione Civile – sentenza 1210 2017

Dalla nomina dell’amministratore alla prima assemblea #04 (Video)

Serie di video sul tema: “Dalla nomina dell’amministratore alla prima assemblea”.

Tema specifico odierno: nomina da parte del costruttore

 

Dalla nomina dell’amministratore alla prima assemblea #03 (Video)

Serie di video sul tema: “Dalla nomina dell’amministratore alla prima assemblea”.

Tema specifico odierno: tabelle millesimali ed ordine del giorno

Convocazione dell’assemblea nel condominio privo di amministratore #02 (Video)

Serie di video sul tema: “Dalla nomina dell’amministratore alla prima assemblea”.

Tema specifico odierno: assemblea nel condominio privo di amministratore

Proroghe di fine anno, ritenute d’acconto e piccola cassa

Senza nessuna pretesa esaustiva mi permetto di evidenziare alcune delle novità apportate in ordine a tematiche integranti o parallele la vita condominiale all’interno delle norme di recente emanazione:

  • “Decreto milleproroghe 2017” (Legge n. 244 del 30 dicembre 2016);
  • “Legge di stabilità 2017” (Legge n. 232 dell’11 dicembre 2016).

Ritenute d’acconto e piccola cassa

Uno degli aspetti a mio avviso più rilevanti che cela insidie anche in tema di responsabilità/causa di revoca dell’amministratore riguarda il comma 2ter aggiunto all’articolo 25ter del D.P.R. 29/09/1973, n. 600 (successivamente riportato nella sua forma vigente). In tale sede si afferma che i pagamenti conseguenti a prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi devono essere effettuati secondo due modalità:

  • tramite conti correnti bancari o postali
  • secondo modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli (tali modalità possono essere stabilite con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Sostenere che venga proibito l’uso del contante è a mio avviso un’affermazione frettolosa anche perchè la norma riguarda solo alcuni tipi di pagamento. Ricordiamo che già a seguito della riforma diversi commentatori avevano sostenuto l’impossibilità per l’amministratore di utilizzare ogni forma di pagamento a mezzo contanti; non sono d’accordo con un’impostazione così rigida anche se il professionista deve operare entro confini ben precisi e definiti:

  • in generale l’uso del contante deve essere limitato il più possibile;
  • ogni movimento a mezzo contanti dovrà essere registrato all’interno del registro di contabilità entro trenta giorni dalla sua effettuazione;
  • ogni movimento a mezzo contanti dovrà essere accompagnato da una ricevuta (emessa dall’amministratore se si tratta di un incasso di spese condominiali o emessa dal fornitore se si tratta di un pagamento);
  • le somme corrisposte dai condomini a mezzo contanti vanno versate interamente sul conto corrente del condominio; se l’amministratore ha la necessità di trattenere liquidità per sostenere piccole spese, potrà prelevare l’importo necessario dal conto corrente;
  • i pagamenti che non rientrano nelle fattispecie di cui alla norma in esame non sono soggetti ai limiti di cui al comma 2ter, ma restano comunque soggetti ai limiti sull’uso del contante;
  • i pagamenti che rientrano nelle fattispecie di cui alla norma in esame dovranno essere preferibilmente eseguiti a mezzo conto corrente bancario o postale; in caso contrario, se vi fosse un controllo da parte degli enti preposti, si dovrà dimostrare di aver operato secondo modalità idonee

In caso di violazione della disposizione di cui al comma 2ter è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative da € 250,00 ad € 2.000,00; per quanto riguarda la posizione dell’amministratore, oltre all’applicazione delle sanzioni, vi è la concreta possibilità che il mancato rispetto della norma di cui sopra possa essere considerato quale grave motivo determinante l’eventuale revoca giudiziale ai sensi dell’art. 1129 c.c..

Circa i ragionamenti di cui sopra, mi permetto richiamare la sentenza n. 4244/2016 della Commiss. Trib. Reg. Lombardia Milano Sez. XIX la quale, affrontando la normativa in tema di associazioni sportive dilettantistiche, pone rilevanza alla nota di cassa nell’ambito della valutazione circa le modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli:

Sul punto, come sopra evidenziato, un ulteriore requisito necessario ai fini del riconoscimento della qualifica di associazione sportive dilettantistica, è costituito dalla tracciabilità dei pagamenti e, a tal proposito, il comma 5 dell’art. 37 della L. n. 342 del 2000 riprende quanto contenuto nei comma 5 art. 25 della L. n. 133 del 1999, secondo cui “I pagamenti a favore di società, enti o associazioni S.D. di cui al presente articolo ed i versamenti da questi effettuati sono eseguiti, se di importo superiore a L. 1.000.000 (Euro 516,46), tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabiliti con decreto del Ministro delle Finanze da emanare ai sensi dell’ art. 17, comma 3, della L. 23 agosto 1988, n. 400. L’inosservanza della presente disposizione comporta la decadenza dalle agevolazioni di cui alla L. 16 dicembre 1991, n. 398 , e successive modificazioni, recante disposizioni tributarie relative alle associazioni S.D., e l’applicazione delle sanzioni previste dall’ art. 11 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, recante la riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi”. Orbene, sul punto, si osserva, i funzionari verificatori, in seguito ad analisi delle fatture di importo superiore ad Euro 516,46 e le relative modalità di pagamento, non hanno riscontrato evidenza del trasferimento né sugli ee/cc presentati, né sulla prima nota di cassa. E’ quindi evidente che, sulla base di questi presupposti, l’Ufficio non ha potuto che correttamente disconoscere lo status di associazione S.D., per assenza dei presupposti richiesti dalla normativa di riferimento“.

 

Versamento delle ritenute d’acconto

L’articolo 2bis prevede un aggiornamento circa le tempistiche di versamento delle ritenute d’acconto che vanno corrisposte una volta raggiunto il limite di € 500,00: a mio avviso l’obbligo scatta il mese successivo a quello in cui, durante l’anno e sommando le ritenute via via maturate, viene raggiunto tale importo.

Al di là di questo limite, le ritenute maturate e non versate vanno comunque corrisposte entro il 30 giugno ed entro il 20 dicembre di ogni anno.

D.P.R. 29/09/1973, n. 600, Art. 25-ter (Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore):

1. Il condominio quale sostituto di imposta opera all’atto del pagamento una ritenuta del 4 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dal percipiente, con obbligo di rivalsa, sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell’interesse di terzi, effettuate nell’esercizio di impresa.

2. La ritenuta di cui al comma 1 è operata anche se i corrispettivi sono qualificabili come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera i), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

2-bis. Il versamento della ritenuta di cui al comma 1 è effettuato dal condominio quale sostituto d’imposta quando l’ammontare delle ritenute operate raggiunga l’importo di euro 500. Il condominio è comunque tenuto all’obbligo di versamento entro il 30 giugno e il 20 dicembre di ogni anno anche qualora non sia stato raggiunto l’importo stabilito al primo periodo.

2-ter. Il pagamento dei corrispettivi di cui al comma 1 deve essere eseguito dai condomìni tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. L’inosservanza della presente disposizione comporta l’applicazione delle sanzioni previste dal comma 1 dell’articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.“.

 

Comunicazione dei dati inerenti le detrazioni fiscali

Secondo il decreto 01.12.2016 del ministero dell’Economia e delle Finanze gli amministratori sono obbligati a trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate (entro il 28 febbraio di ciascun anno) una comunicazione contenente i dati relativi alle spese sostenute nell’anno precedente dal condominio con riferimento agli interventi agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali, nonché con riferimento all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Nella comunicazione devono essere indicate le quote di spesa imputate ai singoli condomini.

 

Proroga bonus fiscali

Con la legge di stabilità vengono prorogate una serie di agevolazioni fiscali fra cui:

  • “ecobonus” del 65% (legge di stabilità)
  • detrazione 50% per le ristrutturazioni edilizie (legge di stabilità)
  • agevolazioni fiscali per chi acquista un bene all’asta con la finalità di rivenderlo.

 

Proroga del termine per l’adeguamento alla normativa in tema di contabilizzazione del calore

Vengono posticipati di sei mesi i termini di cui alle lettere a) e b) del comma 5, articolo 9, del Dlg 102/2014, qui di seguito nella sua formulazione aggiornata:

5. Per favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi di ciascuna unità immobiliare e la suddivisione      delle spese in base ai consumi effettivi delle medesime:

  1. a) qualora il riscaldamento, il raffreddamento o la fornitura di acqua calda ad un edificio o a un condominio siano effettuati tramite allacciamento ad una rete di teleriscaldamento o di teleraffrescamento, o tramite una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata, è obbligatoria, entro il 30 giugno 2017, l’installazione, a cura degli esercenti l’attività di misura, di un contatore di fornitura in corrispondenza dello scambiatore di calore di collegamento alla rete o del punto di fornitura dell’edificio o del condominio;
  2. b) nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata o da una rete di teleriscaldamento o da un sistema di fornitura centralizzato che alimenta una pluralità di edifici, è obbligatoria l’installazione entro il 30 giugno 2017, a cura del proprietario, di sotto-contatori per misurare l’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. L’efficienza in termini di costi può essere valutata con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459. Eventuali casi di impossibilità tecnica alla installazione dei suddetti sistemi di contabilizzazione o di inefficienza in termini di costi e sproporzione rispetto ai risparmi energetici potenziali, devono essere riportati in apposita relazione tecnica del progettista o del tecnico abilitato; (…)“.

 

Dalla nomina dell’amministratore alla prima assemblea #01 (Video)

Serie di video sul tema: “Dalla nomina dell’amministratore alla prima assemblea”.

Tema specifico odierno: nomina dell’amministratore

 

7 minuti in condominio (Video) – Avviso di convocazione dell’assemblea e sua completezza rispetto alle delibere da assumere

L’invio dell’avviso di convocazione rappresenta l’adempimento attinente la fase preliminare allo svolgimento dell’assemblea ed ha lo scopo di informare gli aventi diritto che in un giorno determinato, ad un’ora prefissata ed in un luogo prescelto dall’amministratore avrà luogo l’adunanza.

Il codice precisa che debbano essere indicati il luogo e l’ora dell’assemblea; tale requisito, pur non espressamente previsto, era richiesto anche prima della riforma a pena di nullità della delibera.

Per quanto concerne il luogo di svolgimento dell’assemblea si osserva che, nel silenzio della legge ed in assenza di precise disposizioni regolamentari, è riconosciuta all’amministratore un’ampia discrezionalità nella scelta della sede della riunione la quale, tuttavia, dovrà essere raggiungibile agevolmente da parte di tutti i partecipanti.