Prescrizione delle spese condominiali

Nell’ordinamento giuridico italiano la prescrizione consiste nell’estinzione di un diritto causata per il mancato compimento, in un certo arco temporale, di un qualsiasi atto di esercizio del diritto medesimo. L’articolo 2948, numero 4, c.c. stabilisce in cinque anni il termine prescrizionale di alcuni diritti tra cui “gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”; la giurisprudenza ha più volte considerato rientrare in tale categoria anche i crediti derivanti da spese condominiali.

Considerando quale momento di insorgenza del credito in esame l’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea, ciò significa che le spese condominiali approvate da più di cinque anni non possono più essere richieste al condomino moroso. Tale affermazione necessita doverose precisazioni:

  • Il termine prescrizionale si interrompe a seguito della notificazione di un atto con il quale si inizia un giudizio (ad esempio: decreto ingiuntivo) od a seguito di ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore;
  • La riforma del condominio impone all’amministratore di agire per la riscossione forzata delle spese entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio (art. 1129 c.c.);
  • L’inserimento a bilancio dei crediti precedenti e la successiva messa in mora per gli importi dovuti rappresentano, a mio avviso, un valido mezzo di interruzione della prescrizione;
  • Resta fermo il dovere dell’amministratore di procedere forzatamente alla riscossione forzosa delle somme dovute entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio.

Sul punto si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4489 del 25.02.2014: “Va ribadito che, trattandosi di spese condominiali, per loro natura periodiche, trova applicazione il disposto dell’art. 2948 n. 4 c.c. in ordine alla prescrizione quinquennale dei relativi crediti (Cass. 12596/2002), la cui decorrenza è da rapportarsi alla data della delibera di approvazione del rendiconto delle spese e del relativo stato di riparto”.

Avv. Matteo Peroni

Testo della sentenza:

Sentenza-4489-2014