CONDOMINIO - Tabella millesimale
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25/06/2013
Tabella millesimale in deroga ai criteri di legge

La sentenza della Corte di Cassazione n. 15042 del 14.06.2013 (Sezione II, presidente dott. Roberto Michele Triola, relatore dott. Antonino Scalisi) affronta il tema della modifica di tabella millesimale.

Ricordiamo come la nota sentenza a Sezioni Unite 18477/2010 abbia spiegato che le tabelle millesimali non hanno natura negoziale, ma servono ad esprimere, in precisi termini aritmetici, il preesistente rapporto di valore tra i diritti dei vari condomini senza incidere in alcun modo su tali diritti. Dopo un’approfondita analisi la sentenza conclude affermando che, quando le tabelle millesimali sono in linea con i principi di ripartizione stabiliti dal codice, la maggioranza necessaria per la loro approvazione è quella qualificata di cui all’art. 1136, comma 2, c.c.

Diverso è il caso in cui i condomini vogliano adottare delle tabelle derogando espressamente ai criteri di legge (art. 1123 c.c., art. 1124 c.c., art. 1125 c.c., art. 1126 c.c.); nel tal caso è necessaria l’unanimità dei consensi e si da origine a delle tabelle di natura contrattuale. La pronuncia qui esaminata conferma tale principio: “(…) deve ritenersi affetta da nullità (che può essere fatta valere dallo stesso condomino che abbia partecipato all’assemblea ancorché abbia nella stessa espresso voto favorevole) e quindi sottratta al termine di impugnazione di trenta giorni previsto dall’art. 1137 c.c., la delibera dell’assemblea condominiale con la quale, senza il consenso di tutti i condomini, si modifichino i criteri legali ex art. 1123 c.c. o di regolamento contrattuale di riparto delle spese per la prestazione di servizi nell’interesse comune. Ciò, in quanto eventuali deroghe, venendo ad incidere sui diritti individuali del singolo condomino attraverso un mutamento del valore della parte di edificio di sua esclusiva proprietà, possono conseguire soltanto da una convenzione cui egli aderisca. In tal senso è il costante orientamento di legittimità, che il collegio pienamente condivide e dal quale non ravvisa, comunque, ragione alcuna per discostarsi”.

La nuova formulazione dell’art. 69 disp. att.ve c.c. non muta il principio di cui sopra.

Avv. Matteo Peroni

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