Panoramica delle sentenze condominiali di marzo 2024

In questo articolo, esaminiamo una raccolta delle sentenze più significative in tema condominiale emesse e raccolte nel mese di marzo del 2024. La selezione e l’analisi di ogni provvedimento sono finalizzate a offrire spunti concreti e pratici agli amministratori condominiali.

Il rifacimento della centrale termica

Il rifacimento della centrale termica è un atto di straordinaria amministrazione e non si tratta di una innovazione. Ricordo che tale intervento deve essere ripartito in ragione dei millesimi di proprietà.

Cassazione Civile, ordinanza n. 5663 del 04.03.2024

il completo rifacimento della centrale termica è un atto di straordinaria amministrazione, trattandosi di sostituire un impianto comune, usurato e mal funzionante, con un altro sempre comune ed avente le stesse finalità di servizio a tutti i ¦condomini (e non comportante, quindi, la realizzazione di un’opera nuova con l’inserimento nell’edificio condominiale di un impianto e di un correlativo servizio comune prima inesistenti: cfr. Cass. n. 4831/1994  e Cass. n. 238/2000 ). È, quindi, sufficiente la maggioranza di cui al secondo comma dell’art. 1136  c.c., nel caso di specie rispettata (essendo stata adottata dalla maggioranza dei condomini intervenuti – 33 su 51 – rappresentanti almeno i due terzi del valore millesimale dell’edificio, ovvero i 670,13 millesimi).

Valutazione dell’impatto architettonico in edifici preesistentemente degradati

La sentenza stabilisce che per valutare l’impatto di modifiche sull’architettura di un edificio, si deve bilanciare l’unitarietà originale dello stile con i danni precedenti e le nuove alterazioni.

Non si può attribuire importanza decisiva al degrado estetico causato da modifiche precedenti o alla visibilità delle nuove alterazioni per negare un danno al decoro architettonico.

È stato confermato che gli interventi in questione, effettuati su un edificio di stile modesto e già degradato da interventi precedenti, non compromettevano il decoro né la stabilità e sicurezza dell’edificio, tanto che interventi simili erano stati approvati dalle autorità.

Cassazione Civile, ordinanza n. 5722 del 04.03.2024

nel valutare l’impatto di un’opera modificativa sul decoro architettonico bisogna adottare un criterio di reciproco temperamento tra l’unitarietà originaria di linee e di stile, le menomazioni intervenute successivamente e l’alterazione prodotta dall’opera modificativa sottoposta a giudizio, senza che possa conferirsi rilevanza da sola decisiva, al fine di escludere un’attuale lesione del decoro architettonico, al degrado estetico prodotto da precedenti alterazioni ovvero alla visibilità delle alterazioni (…)

era rimasto tuttavia accertato (con l’esplicazione – come già evidenziato – di una valutazione di merito insindacabile nella presente sede di legittimità) che, valorizzandosi le risultanze della ctu, gli interventi stessi erano stati realizzato su un edificio connotantesi per uno stile modesto e che non ledevano in alcun modo il decoro dell’edificio (già inciso da precedenti interventi che ne avevano determinato uno scadimento), né incidevano sulla sua stabilità e sicurezza, tanto è vero che interventi simili erano stati regolarmente autorizzati dalla P.A.

Il ruolo della legittimazione passiva nelle ingiunzioni: caso di errore nei confronti dell’inquilino

Il caso oggetto della presente sentenza riguarda un decreto ingiuntivo fatto nei confronti dell’inquilino e non nei confronti del proprietario; è chiaro che l’inquilino difetta di legittimazione passiva ed il decreto depositato nei suoi confronti non è valido. Ricordo che al di la di quanto risulta dall’anagrafe condominiale, prima di procedere con l’ingiunzione di pagamento è necessario procedere con una visura catastale ed un’ispezione ipotecaria al fine di accertare la corretta proprietà.

Cassazione Civile, ordinanza n. 5704 del 04.03.2024

l’onere della prova relativo al fatto costitutivo della pretesa del Condominio implicante l’individuazione del soggetto obbligato al pagamento delle quote condominiali in caso di vicende traslative o di cessione o di locazione di immobile facente parte del Condominio stesso nel periodo di maturazione della morosità spetta a quest’ultimo, incombendo, invece, a colui che nega tale qualità, in caso di esercizio di siffatta pretesa nei suoi confronti, la prova su eventuali fatti modificativi od estintivi escludenti la sua responsabilità

Diritto all’attestazione degli stati di pagamento in condominio: obblighi dell’amministratore e conseguenze della loro inosservanza

La sentenza stabilisce che l’acquirente di un’unità condominiale ha il diritto, ai sensi dell’art. 1130 n. 9 c.c., di ottenere un’attestazione sugli stati di pagamento e le liti in corso. Se l’amministratore non rispetta questo obbligo, ciò può costituire una grave irregolarità che potrebbe portare alla sua revoca giudiziale, secondo l’art. 1129 comma 12 n. 7 c.c. Tuttavia, il mancato rispetto di questo obbligo non influisce sulla legittimità delle pretese creditorie del condominio, in quanto la presentazione di tale attestazione non è necessaria per dimostrare la morosità del debitore.

Cassazione Civile, ordinanza n. 7260 del 19.03.2024

Il condomino acquirente può avvalersi dell’art. 1130 , n. 9, c.c., il quale prescrive che l’amministratore deve «fornire al condomino che ne faccia richiesta attestazione relativa allo stato dei pagamenti degli oneri condominiali e delle eventuali liti in corso». La eventuale inottemperanza di tale obbligo da parte dell’amministratore costituisce grave irregolarità ai fini della eventuale revoca giudiziale (art. 1129, comma 12, n. 7, c.c.), ma non incide sull’accertamento giudiziale della fondatezza della pretesa creditoria azionata dalla gestione condominiale, giacché la consegna dell’attestazione relativa allo stato dei pagamenti non costituisce presupposto per la liquidità, la esigibilità e la prova della morosità da riscuotere.

Validità delle delibere condominiali: impatto delle firme sul verbale secondo la recente giurisprudenza

La sentenza stabilisce che il verbale di una delibera, se firmato, assume il valore di scrittura privata. Tuttavia, specifica che l’assenza della firma del presidente o del segretario non rende la delibera annullabile. Questo significa che la validità della delibera non è compromessa dalla mancata firma di queste figure.

Cassazione Civile, ordinanza n. 7260 del 19.03.2024

il cui verbale, ove sottoscritto, ha natura di scrittura privata, senza, peraltro, che la mancata firma ad opera del presidente o del segretario costituisca causa di annullabilità della delibera stessa.

Poteri discrezionali dell’assemblea condominiale: nomine, revoca e ratifica delle decisioni

L’assemblea del condominio ha il potere di nominare o revocare l’amministratore in qualsiasi momento, potendo anche modificare o interpretare delibere precedenti e decidere gli effetti di tali decisioni.

Questo processo non è soggetto al controllo giudiziario, in quanto rientra nella discrezionalità dei poteri dell’assemblea.

L’assemblea può anche ratificare ex tunc le azioni di chi ha agito senza adeguate deleghe amministrative.

Cassazione Civile, ordinanza n. 8577 del 29.03.2024

L’assemblea del condominio ha il potere di nominare e di revocare in ogni tempo l’amministratore, anche modificando o interpretando una o precedenti delibere, stabilendone liberamente gli effetti, sulla base di una rivalutazione – il cui sindacato è precluso al giudice – degli apprezzamenti obiettivamente rivolti alla realizzazione degli interessi comuni ed alla buona gestione dell’amministrazione, non producendosi alcun autonomo diritto acquisito in capo ai condomini, ovvero ai terzi, soltanto per effetto ed in sede di esecuzione della precedente delibera (arg. da Cass. n. 2636 del 2021 ).

Così come resta rimesso all’assemblea il potere di ratificare ex tunc l’operato di chi abbia agito quale amministratore del condominio, rimuovendo la carenza o sopperendo ai limiti del potere rappresentativo di questo.

La nomina dell’amministratore condominiale: dinamiche di proposta e accettazione post-legge 220/2012

La nomina dell’amministratore, a seguito della legge 220/2012, si struttura come scambio di proposta ed accettazione.

Cassazione Civile, ordinanza n. 8577 del 29.03.2024

La fattispecie della nomina assembleare dell’amministratore di condominio, a seguito della Riforma introdotta con la legge n. 220 del 2012 , si struttura come scambio di proposta ed accettazione, secondo quanto si desume altrettanto testualmente dai commi 2 e 14 del medesimo art. 1129  c.c., nonché dall’art. 1130 , n. 7, c.c. (Cass. n. 12927 del 2022 ).

Flessibilità delle delibere condominiali: revocabilità e modifica secondo la giurisprudenza del 2021

Ho inserito anche una sentenza del 2021, richiamata dall’ultima pronuncia citata perché molto interessante. La sentenza specifica che una delibera che approva una determinata opera è obbligatoria per i condomini, ma non produce un diritto acquisito per i condomini o per i terzi; ciò in quanto la delibera può essere poi revocata o modificata a seguito di una rivalutazione degli interessi comuni.

Cassazione Civile, ordinanza n. 2636 del 04.02.2021

Una siffatta Delib. autorizzativa della realizzazione dell’impianto, pur obbligatoria per tutti i condomini (art. 1137 c.c., comma 1), non può ritenersi perciò simmetricamente produttiva di un autonomo diritto acquisito dai condomini o da terzi soltanto per effetto ed in sede di esecuzione dell’atto, rimanendo così revocabile dalla medesima assemblea sulla base di una rivalutazione di dati ed apprezzamenti obiettivamente rivolti alla realizzazione degli interessi comuni ed alla buona gestione dell’amministrazione.

Competenze del Giudice di Pace nelle controversie sui servizi condominiali

La sentenza stabilisce che il Giudice di Pace è competente per le cause riguardanti le misure e le modalità di uso dei servizi condominiali, sia per le questioni quantitative (limitazioni al godimento) che qualitative (modi di esercizio delle facoltà) dei condomini. Le controversie sul diritto di uso rimangono di competenza ordinaria.

Cassazione Civile, ordinanza n. 8420 del 28.03.2024

appartengono alla competenza per materia del Giudice di Pace le cause relative alla misura ed alle modalità di uso dei servizi di condominio. Rientrano tra le prime, quelle che riguardano le riduzioni o le limitazioni quantitative del diritto dei singoli condomini ed hanno ad oggetto quei provvedimenti degli organi condominiali che, esulando dalla disciplina delle modalità qualitative di uso del bene comune, incidono sulla misura del godimento riconosciuto ai singoli condomini; appartengono alle seconde, quelle che concernono i limiti qualitativi di esercizio delle facoltà comprese nel diritto di comunione, ossia quelle relative al modo più conveniente ed opportuno con cui tali facoltà debbono esercitarsi, nel rispetto delle facoltà di godimento riservate agli altri condomini, in proporzione delle rispettive quote, secondo quanto stabilito dalla legge o dalla volontà della maggioranza oppure da eventuali disposizioni del regolamento condominiale (…) Da queste cause (…) vanno tenute distinte, però, le controversie che vedono messo in discussione il diritto stesso del condomino ad un determinato uso della cosa comune e che, quindi, rimangono soggette agli ordinari criteri della competenza per valore

La natura contrattuale delle tabelle millesimali: consenso e approvazione in condominio

La sentenza tratta delle tabelle millesimali nei condomini, spiegando che queste sono considerate “contrattuali” solo se tutti i condomini acconsentono esplicitamente alla loro approvazione e se tali tabelle intendono modificare il metodo legale di ripartizione delle spese.

Se le tabelle si limitano a riflettere valori e criteri già stabiliti dalla legge, è sufficiente una maggioranza qualificata per approvarle (in caso di prima approvazione o nei casi previsti dall’art. 69 disp. att.ve c.c.).

Cassazione Civile, ordinanza n. 8315 del 27.03.2024

Innanzitutto, le tabelle millesimali si definiscono “contrattuali”, in quanto tali postulanti il consenso unanime dei condomini sia per la loro approvazione che per la loro modificazione, allorché esse non rivelino un contenuto meramente ricognitivo dei valori e dei criteri stabiliti dalla legge (nel qual caso è sufficiente la maggioranza qualificata di cui all’art. 1136 , comma 2, c.c.), ed abbiano piuttosto inteso espressamente derogare al regime legale di ripartizione delle spese, e così approvare quella “diversa convenzione”, di cui all’art. 1123 , comma 1, c.c.

Carattere contrattuale delle tabelle millesimali predisposte dal costruttore: condizioni e implicazioni

Le tabelle predisposte dal costruttore e incluse nei contratti di acquisto delle unità immobiliari non hanno automaticamente natura contrattuale, a meno che non sia chiaramente indicato che intendono deviare dal regime legale.

Cassazione Civile, ordinanza n. 8315 del 27.03.2024

Il primo motivo di ricorso parte, invece, dal fallace presupposto interpretativo per cui sono “contrattuali” le tabelle millesimali predisposte dal costruttore-venditore e richiamate nei titoli di acquisto delle porzioni individuali, come si sosteneva in giurisprudenza prima del chiarimento offerto dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 18477 del 2010: non può, invero, riconoscersi natura contrattuale alle tabelle millesimali per il sol fatto che siano state allegate ai titoli di acquisto, avendo tale natura, piuttosto, come già detto, le sole tabelle dalle quali risulti espressamente che si sia inteso con esse derogare al regime legale di ripartizione delle spese.

Deliberazione obbligatoria per modifiche e approvazioni delle tabelle millesimali

Ogni approvazione o modifica delle tabelle millesimali deve essere deliberata e non può derivare da un comportamento ripetuto nel corso degli anni.

Cassazione Civile, ordinanza n. 8315 del 27.03.2024

l’atto di approvazione o di revisione delle tabelle millesimali deve avere la veste di una deliberazione assembleare e perciò non sono configurabili approvazioni o revisioni per “facta concludentia”

Rescissione del contratto di appalto per inadempimento: caso del bonus 110%

La sentenza tratta di un caso in cui viene confermato l’inadempimento dell’impresa appaltatrice (contratto bonus 110%), poiché il cantiere è stato sospeso nonostante la sottoscrizione del contratto di appalto. Di conseguenza, il contratto è stato rescisso secondo l’articolo 1453 del codice civile.

Tribunale di Padova, sentenza n. 2266 del 15.11.2023

Tale documentazione fotografica è stata acquisita in data (…), in un momento in cui, cioè, il cantiere era già stato sospeso e il geom. (…) aveva già manifestato la volontà di non proseguire nell’esecuzione delle opere di ristrutturazione (doc. 20 citazione); il che conferma ulteriormente la fondatezza dell’allegazione attorea circa l’inadempimento delle appaltatrici rispetto alle obbligazioni contrattuali.

Alla luce di quanto sopra, va pertanto dichiarata la risoluzione ex art. 1453 c.c. del contratto di appalto sottoscritto tra le parti in data (…).

Richiesta di risarcimento per mancato utilizzo del Superbonus 110% respinta in tribunale

Tuttavia, la richiesta degli attori di ottenere un risarcimento per non aver potuto usufruire del Superbonus 110% a seguito della rescissione del contratto è stata ritenuta infondata. Questo perché gli attori non hanno dimostrato di non poter trovare altre imprese per i lavori o di aver subito danni direttamente causati dall’inadempimento.

Tribunale di Padova, sentenza n. 2266 del 15.11.2023

È, invece, infondata la domanda di risarcimento svolta dagli attori in relazione ai danni asseritamente patiti in conseguenza dell’impossibilità di fruire dell’agevolazione fiscale del Superbonus 110% a seguito dello scioglimento del contratto di appalto sottoscritto con le odierne convenute.

Parte attrice, infatti, non ha dimostrato né l’impossibilità di reperire altre imprese costruttrici cui conferire l’incarico di tali lavori al fine di fruire delle agevolazioni fiscali del 110% nel rispetto dei termini via via prorogati per legge; né il collegamento causale tra inadempimento dell’appaltatrice e definitiva impossibilità di reperire tali altri imprese, né infine ha specificamente chiarito le modalità di calcolo del quantum, da questi unilateralmente quantificato nella somma di euro 150.000,00.

Prorogatio dei poteri dell’amministratore: continuità e eccezioni

Questa sentenza esprime un concetto molto interessante in quanto ribadisce che la prorogatio dei (pieni) poteri dell’amministratore resta ferma anche a seguito della sua mancata rielezione o delle sue dimissioni. L’unica eccezione è rappresentata dalla chiara volontà dei condomini, espressa tramite delibera, contraria alla conservazione dei suoi poteri.

Tribunale di Torino, sentenza n. 934 del 2024

Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, tanto di legittimità, quanto di merito “la “perpetuatio” di poteri in capo all’amministratore di condominio uscente, dopo la cessazione della carica per scadenza del termine di cui all’art. 1129 c.c. o per dimissioni, fondandosi su una presunzione di conformità di una siffatta “perpetuatio” all’interesse ed alla volontà dei condomini, non trova applicazione quando risulti, viceversa, una volontà di questi ultimi, espressa con delibera dell’assemblea condominiale, contraria alla conservazione dei poteri di gestione da parte dell’amministratore cessato dall’incarico”

Obbligo del rendiconto finale per l’amministratore revocato: responsabilità e risarcimento

La sentenza della Suprema Corte stabilisce che un amministratore di condominio revocato deve sempre presentare un rendiconto finale della sua gestione, consegnando ai condomini tutte le somme disponibili. Nel caso specifico, si sottolinea che l’amministratore doveva preparare il rendiconto per l’anno 2019 fino alla data della sua revoca. La mancata redazione di tale rendiconto ha causato un danno economico che il precedente amministratore deve risarcire, poiché il nuovo amministratore ha dovuto essere compensato per completare questo compito.

Tribunale di Torino, sentenza n. 934 del 2024

Come recentemente affermato dalla Suprema Corte, con principio che, per identità di ratio, deve ritenersi applicabile anche all’ipotesi di revoca volontaria, “l’amministratore del condominio, che sia stato revocato dall’autorità giudiziaria, è tenuto, ai sensi dell’art. 1713 c.c., a rendere il conto della sua gestione e a rimettere ai condomini tutto ciò che ha in cassa, indipendentemente dall’esercizio cui le somme si riferiscono, ancorché non operi, in tal caso, alcuna “perpetuatio” o “prorogatio” di poteri in capo ad esso, non essendo ravvisabile una presunta volontà conforme dei condomini in tal senso ed essendo anzi la revoca espressione di una volontà contraria alla conservazione dei poteri di gestione” (Cass. n. 19436/2021),

Deve dunque ritenersi che fosse compito del sig. anche quello di redigere il rendiconto finale relativo alle attività di gestione compiute per l’annualità 2019 sino alla revoca del suo incarico, con la conseguenza che il compenso che il ha dovuto riconoscere al nuovo amministratore per supplire alla mancata redazione del rendiconto 2019 costituisce un danno economico in capo al , che deve essere risarcito dal convenuto.

Diritto al compenso per l’amministratore di condominio: condizioni e indipendenza dall’approvazione del rendiconto

La sentenza chiarisce che un amministratore di condominio, una volta nominato, stipula un contratto di mandato oneroso che gli dà diritto a un compenso, indipendentemente dall’approvazione del rendiconto dai condomini. L’amministratore può richiedere il pagamento del suo compenso dimostrando in giudizio di aver svolto il suo lavoro, anche senza l’approvazione formale del rendiconto.

Tribunale di Nola, sentenza n. 876 del 2024

Pertanto, nel momento in cui viene deliberata la nomina dell’amministratore di condominio, viene stipulato un contratto di mandato oneroso con il medesimo, da cui scaturisce il diritto al compenso in favore del mandatario anche in mancanza dell’approvazione del rendiconto, che costituisce un mero riconoscimento del debito (cfr. Cassazione civile sez. II, 09/05/2011, n. 10153), l’amministratore può ottenere la corresponsione del compenso, provando in giudizio di aver svolto la propria attività. Infatti, l’obbligo del condominio di pagare il compenso all’amministratore discende direttamente dal contratto di mandato stipulato con l’amministratore; non si può consentire ai condomini di sottrarsi all’adempimento di tale obbligazione, attraverso la mancata approvazione del rendiconto presentato dall’amministratore

Limiti e condizioni al rimborso delle spese per l’amministratore di condominio

Il mandatario ha diritto al rimborso delle spese anticipate, ma occorre tenere ben presenti i poteri dell’amministratore; fatto salvo quanto previsto dalla legge (lavori straordinari urgenti) o quanto approvato/ratificato dall’assemblea, il professionista non ha un potere di spesa autonomo.

Tribunale di Nola, sentenza n. 876 del 2024

Con riferimento alle spese anticipate dall’amministratore di condominio, invece, occorre considerare che egli ha diritto al rimborso di tali somme, ai sensi dell’art. 1720 c.c., in virtù del contratto di mandato con rappresentanza che intercorre con i condomini. (…) Sul punto, bisogna tener presente che egli non gode, salvo quanto previsto dagli artt. 1130 e 1135 c.c. in tema di lavori urgenti, di un generale potere di spesa, spettando all’assemblea condominiale il compito generale non solo di approvare il conto consuntivo, ma anche di valutare l’opportunità delle spese sostenute dall’amministratore (…) pertanto, solo un rendiconto validamente approvato dall’assemblea dei condomini e non successivamente impugnato rende incontestabile la registrazione tra i debiti di bilancio della voce relativa alle somme eventualmente indicate a titolo di restituzione delle anticipazioni eseguite dall’amministratore del condominio

Prescrizione decennale dei crediti dell’amministratore di condominio

I crediti dell’amministratore sono soggetti al normale termine di prescrizione decennale, secondo quanto previsto dalle norme in tema di mandato.

Tribunale di Nola, sentenza n. 876 del 2024

I crediti in questione, quindi, sono sottoposti all’ordinario termine di prescrizione decennale, poiché scaturiscono dal contratto di mandato stipulato tra le parti.

Regolamentazione dell’installazione di pannelli fotovoltaici sui lastrici solari comuni: diritti e delibere

La sentenza riguarda il caso di un condomino che desiderava installare pannelli fotovoltaici sul lastrico solare comune. L’assemblea ha deliberato non solo sull’installazione dei pannelli, ma anche sulla ripartizione dell’uso del lastrico solare per garantire il diritto di tutti i condomini di utilizzarlo equamente, come previsto dall’articolo 1102 del codice civile.

La sentenza sottolinea che una diversa interpretazione, che permettesse a un singolo condomino di installare pannelli occupando tutto il lastrico solare senza una delibera assembleare specifica (prevista dall’articolo 1122 bis, comma 3, del codice civile), sarebbe irragionevole poiché violerebbe il diritto degli altri condomini all’uso paritario della proprietà comune.

Possiamo affermare che tale orientamento è ormai quello prevalente; resto dell’idea che l’articolo 1122bis c.c., piaccia o non piaccia, affermi qualcosa di diverso e si ponga quale norma speciale rispetto all’articolo 1120 c.c.. Prendo comunque atto dell’orientamento prevalente in attesa di una pronuncia della Suprema Corte.

Tribunale di Venezia, sentenza n. 662 del 2024

Nel caso, dunque, l’assemblea non è intervenuta per autorizzare la mera installazione dei pannelli fotovoltaici da parte dell’attrice ma per ripartire l’utilizzo del lastrico solare ai predetti fini con lo scopo di tutelare il pari uso spettante agli altri condomini ex art. 1102 c.c..

Una diversa interpretazione della norma condurrebbe alla conclusione, irragionevole, secondo cui il singolo condomino sarebbe legittimato, senza alcuna delibera assembleare ex art. 1122 bis, co. 3, c.c., ad occupare l’intero lastrico solare con propri pannelli fotovoltaici a discapito degli altri partecipanti e del loro diritto di pari uso della cosa comune.

Criteri per la scelta del luogo delle riunioni condominiali: accessibilità, adeguatezza e riservatezza

La sentenza stabilisce che il luogo in cui si svolge una riunione condominiale deve essere appropriato sotto diversi aspetti: deve essere accessibile, adeguato, ordinato e riservato.

In questo caso specifico, è stato ritenuto che il cortile condominiale non soddisfacesse il requisito della riservatezza, poiché accessibile da terzi. Tuttavia, la sentenza precisa che una delibera presa in un luogo non conforme non è nulla, ma semplicemente annullabile, poiché si tratta di un vizio formale.

Tribunale di Bergamo, sentenza n. 459 del 2024 Infatti, il luogo di svolgimento della riunione deve essere idoneo sia dal punto di vista fisico che da quello materiale (…) con ciò intendendosi, appunto, che deve essere accessibile, adeguato, ordinato e riservato. Il cortile condominiale difetta per lo meno dell’ultimo requisito (la riservatezza), stante la possibilità di accesso da parte di terzi. (…) Si precisa soltanto che la deliberazione non è nulla, bensì semplicemente annullabile, trattandosi di un vizio puramente formale

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Sono un avvocato e mi occupo esclusivamente di diritto condominiale. Assistito gli amministratori di condominio ed i condomini affrontando in modo concreto i problemi di tutti i giorni.

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